SOFFRIRE SUL LAVORO NON TI RENDE UNA PERSONA MIGLIORE ⬇️
La vogliamo smettere con questa storia che la sofferenza e il sacrificio sul lavoro ci rendono nobili e rispettabili?
Se non “soffri“, se non ti fai il culo, se non ti spremi fino in fondo allora non stai davvero lavorando.
Sicuramente è frutto di una cultura vecchia e arretrata, tanto che ancora oggi, se lavori nel digitale, pensano che non stai facendo niente.
Mentre invece le mani sporche “profumano di umiltà“.
Ah rega, ma vaffanc***.
La sofferenza, nella vita, è inevitabile, e spesso è una fonte di crescita potentissima, questo non lo metto in dubbio.
Ma ricercarla di proposito, quasi come fosse necessaria a renderci esseri umani validi, è solo pura follia di un sistema malato.
La verità è che siamo anche ipocriti.
Quando soffriamo sul lavoro, diciamo di farlo perché ci piace spingerci oltre i nostri limiti, ma se qualcuno ottiene i nostri stessi risultati nella metà del tempo, allora diamo di matto.
E facciamo l'opposto: vogliamo ed esigiamo che anche le persone intorno a noi soffrano quello che soffriamo noi.
“Non esiste che lavori 3 ore al giorno e guadagni, tu devi soffrire 8 ore d'inferno come faccio io“.
Come se ne esce? Con l'amore verso se stessi.
Mi amo abbastanza da capire che il lavoro è importante ma che non posso permettergli di distruggermi fisicamente e psicologicamente.
Mettere i giusti confini ci rende nobili.
Sacrificarsi per sport, no.